Un 2026 all’insegna della prudenza
La proposta Coop va letta anche alla luce del clima che accompagna l’inizio del 2026. I consumi sono previsti in crescita minima, con il Pil fermo intorno a pochi decimali. Le famiglie italiane entrano nel nuovo anno con preoccupazione e senso di instabilità, schiacciate tra tensioni geopolitiche, spese obbligate e un potere d’acquisto che fatica a riprendersi.
Quando si spende di più, lo si fa quasi esclusivamente per necessità: bollette, salute e spesa alimentare. Il cibo torna a essere un terreno di scelte attente, dove convivono due esigenze solo apparentemente opposte: qualità e convenienza. Nel carrello entrano più prodotti percepiti come semplici e autentici, cresce l’attenzione per il “senza” e per gli alimenti salutari, mentre continua l’ascesa del marchio del distributore, sempre più centrale nelle strategie delle insegne e nelle abitudini di acquisto.
Una questione che va oltre gli orari
La chiusura domenicale non è solo una questione di serrande abbassate. È il segnale di un possibile cambio di paradigma nella grande distribuzione italiana, che dopo anni di aperture estese prova a chiedersi se “più ore” significhi davvero “più valore”.
Resta da capire se la proposta riuscirà a diventare un accordo di settore o resterà una bandiera Coop: molto dipenderà dalla risposta delle altre insegne e dalle eccezioni inevitabili, come i supermercati nei centri commerciali o nelle aree turistiche.
Per i consumatori, probabilmente, sarà l’ennesimo aggiustamento delle abitudini. In un’epoca in cui si compra meno per impulso e più per necessità, organizzare la spesa su sei giorni potrebbe diventare la nuova normalità. Non una rinuncia, ma una ricalibrazione, come tante che stanno ridisegnando il nostro rapporto quotidiano con il cibo.
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